PERCHÉ PARLARE AI FIGLI DEL PROPRIO DISTURBO MENTALE?

PERCHÉ PARLARE AI FIGLI DEL PROPRIO DISTURBO MENTALE?

“Perché dovrei parlargli del mio disturbo?”, tale quesito accomuna molte persone che soffrono di un disagio psichico e allo stesso tempo sono alle prese con il delicato compito dell’essere genitori. La convinzione comune è che nascondere certe verità, soprattutto se dolorose, sia l’unica via percorribile per proteggere i più piccoli da fardelli troppo pesanti da portare anche per gli adulti.

Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Spesso ladifficoltà a trattare questa tematica, può essere l’esito di una scarsa consapevolezza del disturbo da parte del genitore o la convinzione di non riuscire a trovare le parole giuste per affrontare un argomento così tanto delicato. Eppure spesso capita che i bambini, con la loro curiosità e spontaneità, anticipino i grandi nella ricerca della verità. Quando succede ci rendiamo conto che quel malessere, che tanto faticosamente avevamo cercato di tenere nascosto, viene ugualmente percepito; non tanto con le orecchie, quanto più mettendosi in ascolto ”con la pancia” del clima emotivo che circola in famiglia.

Se un genitore è triste o arrabbiato il bambino, nella migliore delle ipotesi, fa delle domande: “papà perché sei triste?” oppure “mamma sei arrabbiata oggi?”. Quando invece i più piccoli non sono in grado di esprimere a parole ciò che osservano, le preoccupazioni e i timori utilizzano altri canali per manifestarsi: fanno i “capricci", regrediscono a fasi pregresse dello sviluppo, oppure mettono in atto comportamenti irrequieti e difficilmente contenibili.

 

In molti casi, dietro a queste manifestazioni ci sono sentimenti che hanno bisogno di essere accolti e tradotti in parole, per evitare che producano convinzioni e credenze errate in riferimento ai comportamenti che osservano nel genitore che soffre di un disagio psichico. Spesso infatti tali credenze possono generare vissuti di colpa e iper-responsabilizzazione.

Per questo motivo è importante che gli adulti si sintonizzino con i vissuti dei più piccoli, provando a mettersi nei loro panni e chiedendosi che cosa possono provare di fronte a un disturbo che spaventa così tanto anche loro. Tale funzione del genitore è chiamata “funzione riflessiva” e permette di individuare la prospettiva dei figli, sintonizzarsi con le loro emozioni e verbalizzarle. Una comunicazione chiara e adeguata all’età aiuta a ridurre lo stato di confusione e timore per sé e per il proprio genitore, favorisce inoltre nei bambini e nei ragazzi la capacità di resilienza, cioè di affrontare con risorse adattive situazioni di grande difficoltà.

Come reagiscono i bambini di fronte al malessere del genitore?

Fanno domande: vogliono sapere cosa sta accadendo e quando non possono o non riescono a chiederlo al genitore vanno da qualcun altro. Per quanto importante sia la presenza di adulti significativi all’esterno del nucleo familiare, la comunicazione da parte dei genitori è la più preziosa perché favorisce il sentimento di fiducia reciproca.

Si preoccupano: quando non hanno nessuno con cui parlare di ciò che sta accadendo a casa, si preoccupano per conto proprio e, talvolta, si sentono in colpa, per questo è importante dir loro che non sono responsabili di ciò che sta avvenendo.

Si danno insolitamente da fare in casa: alcuni vogliono aiutare quando un genitore è malato. Sembrano dei piccoli adulti, ascoltano le conversazioni dei grandi, aiutano nelle faccende domestiche e controllano che venga assunta la terapia farmacologica. I ragazzi sono ragazzi, non lasciamo che si assumano troppe responsabilità.

Di cosa hanno bisogno?

Di informazioni: un’informazione chiara e adeguata all’età li aiuta a comprendere quanto sta accadendo senza ricorrere alla propria immaginazione che spesso distorce la realtà. 

Di parlare: oltre ad avere informazioni, è importante che sentano la disponibilità dell’adulto ad ascoltare le loro esperienze e i loro vissuti.

Diverse ricerche riportano che gli adulti di oggi, figli di genitori con un disturbo psichico, siano stati in passato bambini a cui è mancata l’informazione e, ancora oggi, molti giovani affermano che spesso i genitori faticano a parlarne. Quando l’informazione non viene condivisa, può accadere che i bambini sostituiscano con l’immaginazione ciò che non comprendono della realtà e i ragazzi si sentano iper-responsabilizzati nella cura del proprio genitore. Comunicare è proteggere e prevenire il sorgere di fatiche emotive nei più piccoli!

 

Download: leaflet-mbbn1aprile2020.pdf