La prima cosa bella

La prima cosa bella

Una madre Anna e i suoi due figli Bruno e Valeria, in una Livorno degli anni ’70, alle prese con il vivere quotidiano in seguito alla separazione dal marito e padre. Nel corso del film emerge l’immagine di due figli  "vittime" inconsapevoli dell’amore di una madre che ha commesso tanti errori nella vita, che ha forse sbagliato a lasciare il marito e non si è neanche accorta di come la sua bellezza accecava Livorno ed era diventata in quell'ambiente provinciale una specie di condanna. Sognava di fare cinema, ma non ne aveva il talento. Era impacciata anche nel fare la segretaria di un avvocato, cui (forse) si era legata fin troppo. L'unica cosa di cui era sicura era il totale, determinato, assoluto affetto che aveva nei confronti dei due figli. Una sicurezza che, alla fine, costa molto ai due, che quando crescono, si ritrovano pieni di incertezze e con tanta infelicità repressa. Trascinati da questa madre a scontrarsi con le vicissitudini più disparate, a cambiare casa o sistemazione spesso, a fare i conti con la bellezza e l’ingenuità di Anna che attreva a sè uomini in grado di concedere loro favori e allo stesso tempo sottrarglieli.  Madre che spesso appare ingenua e inadeguata, ma allo stesso tempo affettuosa e disposta a tutto per propri figli, piena di entusiasmo e ottimismo nei confronti della vita.

I due fratelli crescono in modo diverso, certo. Ma le ombre che si portano dietro sono le stesse. Valeria (Claudia Pandolfi) resta a Livorno, mette su famiglia, ma probabilmente, avrebbe sognato di meglio. Invece Bruno (Valerio Mastrandrea) è un professore che si è trasferito a Milano tagliando i contatti con la madre e la sorella, saltuariamente fa uso di stupefacenti e cerca un modo per colmare il vuoto e la tristezza che sente. Intanto la mamma resta legata a lui e continua a esaltarlo a distanza, mentre lui vive con rassegnazione la sua condizione costante di infelicità.

Poi arrivano le ultime settimane di vita di mamma Anna e con esse, i conti con l'amore ricevuto e mai ricambiato, il ricordo di una vita complicata ma "divertente", torneranno prepotentemente a pretendere attenzione nella vita dei protagonisti attraverso del flashback che si susseguono durante il corso del film.

"La prima cosa bella" ha il tono della commedia che trasmette sicuro ottimismo, ma anche il sapore del dramma quotidiano della provincia che affascina il telespettatore attraverso una dolce malinconia e tanta commozione. Ci parla di come non ci sia una via migliore delle altre per elaborare un lutto e guardare avanti, eppure non risparmia scene comiche esilaranti. Inaspettatamente il film si rivela anche un'opera universale sul legame indissolubile con la propria famiglia d'origine e rivela quanto sia importante ripartire da sé stessi e dai propri legami del passato per andare avanti nella vita, riacquistando un po’ di inguaribile ottimismo.