Il Nao di Brown

Il Nao di Brown

Pubblicato da Self Made Hero nel 2012 dopo quattro anni di lavoro, è uscito per Bao Publishing Il Nao di Brown di Glyn Dillon, poliedrico autore inglese di storie e immagini per tv, cinema, fumetti e giocattoli.
 La copertina è l’anima del libro: la biografia emotiva, gialla-rossa-nera-bianca, di una giovane donna con la testa imprigionata in una lavatrice, in attesa di vivere liberamente il suo presente (in inglese Nao si pronuncia now, come si legge sul display). 


Nao è bella e attraente. Capelli neri e lucidi, sempre di corsa in bicicletta e vestita di rosso. Tutto nella sua vita appare bi-colore e incompatibilmente diviso a metà.
 È una hafu: inglese di madre e giapponese di padre, figlia di genitori divorziati. 
Dietro l’ironia e l’espansività protegge un segreto: affetta da disturbo ossessivo-compulsivo, la sua testa esplode in improvvisi pensieri omicidi che progressivamente inondano di rosso le pagine.

Solo la ripetizione di mantra rituali (“Sono buona, mamma sa che sono buona”) e le sedute di meditazione al centro buddista la aiutano a calmarsi. Ma la cosa che più le dà pace è dipingere neri enso, il cerchio della tradizione zen che appende per tutta la casa. 

Nao è un’illustratrice appassionata di animazione e fumetti, trova lavoro al toy store di Steve Meek, dolce e premuroso amico che non ha mai smesso di provare un debole per lei fin dai tempi dell’università.
Le sue fantasie amorose però sono rivolte a Gregory, alcolizzato riparatore di lavatrici, che cita Shakespeare e conosce il latino.
Oppressa da problemi nel lavoro e nelle relazioni sentimentali, Nao cerca di vivere con più leggerezza possibile, sempre alla ricerca di un completamento di se stessa.  Quando la protagonista riesce a conquistare Gregory, l’intimità del loro rapporto porta allo scoperto il suo lato “mostruoso”. Gregory libera le emozioni di Nao, da sempre trattenute dentro l’oblò della lavatrice e messa di fronte a se stessa, la donna riconosce il proprio Abraxas, il dio-demone che racchiude in una stessa essenza due anime opposte. A questo punto Nao mette in discussione l’esistenza di una realtà solo in bianco e nero, come rappresentata dall’autore fino a quel momento, ma si apre alla possibilità di una realtà a più colori e nel marrone (Nao Brown) unisce il giallo della sua infanzia e il rosso della giovinezza.  Col pennello Nao apre il cerchio della storia, sciogliendo la calligrafia del suo nome nella scritta NOW, una forte affermazione di identità.

Ma la conquista di un presente libero non è un punto di arrivo. È un passaggio, sofferto e in continua trasformazione, verso il futuro: “L’io è il prezzo da pagare per la poesia” dice Greg.

Attraverso la storia di Nao l’autore riesce a trattare il tema della malattia con una delicatezza e una leggiadria uniche, evidenziate sia nella parte grafica, che nei dialoghi tra i personaggi. Il pregio di Dillon è di farlo senza mai appesantire la narrazione o diventare eccessivamente didascalico, evitando il rischio di scrivere un trattato medico a fumetti.

Il tema del disagio interiore di Nao, dovuto alla sua condizione e al suo odiarsi per i pensieri intrusivi e ripetivi che questa comporta, viene riletto dal punto di vista del pensiero filosofico/medico orientale. La malattia, secondo tale corrente, è un “disequilibrio” dell’organismo il quale necessita, per guarire, di riassestare i propri meccanismi: deve venirsi a creare una sorta di neutralità che annulli le differenze del corpo e della mente ingenerate dalla malattia stessa e che riporti all’equilibrio perduto.

Grazie a Bao Publishing il pubblico italiano può apprezzare questa graphic novel, vincitrice del premio speciale della giuria dello scorso Festival di Angouleme, in una veste editoriale ricca e preziosa come quella originale.